Il mio regno per qualche stem…

stem-mastering

Chi ha avuto modo di confrontarsi con me, sa che sono tendenzialmente contrario allo stem mastering, lo sono sempre stato, con una giustificazione ben precisa: se il mix è “giusto”, se non ha errori evidenti che richiedano correzioni, non c’è ragione per cui il mastering engineer lavori ulteriormente sugli equilibri fra le parti così come sono stati concepiti e cercati dal produttore e dal mix engineer.

Eppure… Eppure. Purtroppo (anzi, per fortuna) l’esperienza spesso ci invita a riconsiderare le nostre convinzioni.

Mi affidano il mastering di un EP, 6 tracce pop di matrice anglo/americana, ottimamente registrate a mixate al Mono Studio di Milano. Vocalist con splendido vocione pieno di armoniche su tutto lo spettro, registrato molto compresso e presente, che “siede” perfettamente nel mix caratterizzato da una sezione ritmica parecchio elaborata e dinamica, per nulla schiacciata, davvero piacevole. Un buon lavoro dinamicamente vivace.

Il problema? Difficile, se non impossibile, lavorare sulla dinamica del centro del panorama senza squilibrare quel rapporto (che sul mix originario funziona così bene) fra una monolitica traccia vocale ed una ritmica (cassa, rullante, basso, ovviamente allineati sul centro) dinamicamente agilissima. Il risultato sarà sempre una ritmica che indietreggia e cede il passo all’invadenza della voce.
Inutile ragionare in multibanda, con una voce così presente sulle mediobasse. Inutile ragionare in mid-side, su un problema a concentrazione “verticale”.

E’forse la prima volta (o perlomeno la prima volta che succede coscientemente) in cui mi imbatto in un mix all’apparenza equilibrato, dinamicamenmte vivace e senza anomalie evidenti, che in realtà ha bisogno di un intervento più profondo, tale da richiedere di alterare l’equilibrio originario al fine di ottenere un risultato finale che sia invece fedele all’intenzione di partenza del produttore. Mi ritrovo così a riconsiderare le mie convinzioni, e ad offrire il mio regno per un cavallo… anzi, per qualche stem, che però difficilmente potrò avere.

E mi interrogo:

1) era sbagliato il mio preconcetto secondo il quale lo stem mastering ha ragion d’essere solo su mix che necessitano di essere “corretti”?

2) oppure l’assioma rimane valido, ed un mix di questo tipo ha effettivamente un difetto da correggere, sebbene molto difficile da individuare a primo ascolto?… E se è così, quanto è lecito chiedere ad un mix engineer di limitare così tanto la propria creatività nella prospettiva di quel che succederà in mastering?

3) O ancora, è sbagliata la richiesta implicita del cliente di avere un master che suoni ad RMS commerciali (diciamo -10dB) per musica di questo tipo?

Ci penso su. E se qualcuno ci ha pensato già prima di me, mi faccia un fischio. Nel frattempo, finché non arrivo ad una conclusione che mi convinca… Datemi degli stem, non si sa mai!

m.

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